Stefano Bonagura

«Suoneria»

Blog di suoni, musiche e idee che stanno intorno


di Stefano Bonagura

Aerosmith in studio

In viaggio in auto stavo ascoltando Virgin Radio.

Breve sequenza: AC/DC (“Highway To Hell”, album omonimo, l’ultimo con Bon Scott, 1979), Aerosmith (“Hole In My Soul”, da “Nine Lives”, 1997). Due brani killer!

Potentissimi. Semplici, elettrici, stracantati, che fanno ancora saltare in piedi, guidare contenti.

Gruppi così non ne fanno più. Nati negli anni Settanta, era analogica, registrazione multitraccia su nastro. Big fat sound. Per chi ama un certo tipo di suono, quello dev’essere.

Poi è arrivato il digitale, sono anni che i più registrano praticamente su un computer.

Nel tempo, nel suono, si è perso qualcosa.

Gli Aerosmith stanno registrando il loro nuovo album d’inediti, dopo tanti anni. Le beghe con Steven Tyler sembrano essersi quietate: un cantante così non si può sostituire facilmente.

Hanno messo giù le basi nello studio di casa, Pandora’s Box, a Boston. Jack Douglas è tornato a produrli, come negli anni Settanta. Il riferimento, per quanto riguarda il suono, è “Rocks”, del 1976.

Per cercare di riottenere quella sonorità, grassa, hanno utilizzato due macchine a nastro Studer, un ritorno al passato, interfacciate con CLASP (Closed Loop Analog Signal Processor), che gli ha permesso di registrare in analogico con tutte le comodità di Pro Tools. Nessuna rinuncia: il suono ricco di armonici, su nastro Ampex 456, con la rapidità e l’elasticità d’intervento di un software potente. Adesso la band è a Los Angeles, a finire il lavoro, mentre Tyler partecipa ancora ad “American Idol” (chi glielo ha fatto fare?).

Douglas giura su grandi risultati: brani inediti, gran suono, classici Aerosmith.


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